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Prefazione

Questa vuole essere una piccola guida che dia un'idea di massima di quella che è stata la gloriosa storia di questo movimento musicale (...e non solo), e che aiuti a districarsi tra i suoi tanti generi e sottogeneri.
Naturalmente in rete si trovano un gran numero di guide a riguardo, ma come ricorda il nome stesso, "bignami del rock", lo spirito del nostro sito è quello di fornire informazioni di vario genere che siano di facile lettura e rapida consultazione, rendendolo particolarmente adatto più per chi ha interesse a conoscere questo mondo piuttosto che per chi ne è già un esperto.
bignami del rock delinea i tratti essenziali di questo genere musicale, evitando la pesantezza di altre "guide" e restando volutamente al di fuori di concettualizzazioni troppo astruse e spesso forzate. Si limita semplicemente a trattare quegli elementi che paiono imprescindibili per qualsiasi rockettaro che si rispetti, o aspirante tale.

Non mi resta che augurare buona lettura.

A.O.



Storia del rock

di Andrea Oliveri


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Le origini

Innanzitutto bisogna fare una precisazione. Quando noi oggi parliamo di "rock", ci riferiamo al genere musicale sviluppatosi tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio degli anni Settanta, e pensiamo ai più grandi esponenti dell'hard rock e dell'heavy metal.
In realtà le sue origini sono da ricercarsi due decenni prima (anche se alcuni episodi antecedenti, risalenti addirittura agli anni Venti, contengono già elementi riconducibili al rock). Il termine più appropriato per definire questa musica datata anni Cinquanta è "rock and roll", che nell'accezione originale significava "ondeggia e ruota", anche se poi il vocabolo "rock" è finito col diventare sinonimo di "roccia", con chiaro riferimento alle pieghe future che avrebbe preso questo genere.
Sono stati gli USA a dar vita al rock and roll, sviluppatosi come evoluzione di generi quali il blues, il rhythm and blues, il jazz, il country, il folk, il gospel e persino il boogie-woogie, danza di origine afro-americana. E' considerato il padre del rock Chuck Berry, mentre si fa risalire la prima registrazione al 1951, anno in cui la Sun Records di Sam Phillips ha inciso "Rocket 88", anche se sono in molti a contendersi il primato.
Ben presto la storia di questo genere si sarebbe accompagnata al motto "sesso, droga e rock and roll", e Roy Brown con la sua "Good Rocking Tonight", con chiare allusioni al sesso, fu un precursore in questo senso.





Gli anni '60

Gli anni tra la fine dei Cinquanta e l'inizio del decennio successivo sono stati quelli della "surf generation", incarnata dai californiani Beach Boys, e del mito di Elvis, fenomeni che entrambi però si esaurirono ben presto, lasciando spazio a gruppi e singole personalità che avrebbero fatto la storia (con la S maiuscola) di questo genere, e del cui operato ancora oggi si sentono le influenze ed è profondamente vivo il ricordo.
Stiamo parlando di cantautori impegnati come Bob Dylan, la cui "Blowing in the Wind" è divenuta l'emblema di un'epoca; di gruppi come i Velvet Underground di Lou Reed, che possono essere annoverati tra gli "intellettuali" del rock, o i Doors, guidati dal genio di Jim Morrison, interessanti anche da un punto di vista letterario e poetico, autori di pezzi indimenticabili quali la bellissima "Roadhouse Blues" o l'intramontabile "The End", nota al grande pubblico per essere stata inserita da F.F.Coppola nella colonna sonora di "Apocalypse Now"; o ancora di un virtuoso della chitarra come Jimi Hendrix, da molti ritenuto il più grande di tutti i tempi.

Non bisogna però scordarsi di artisti del calibro di Captain Beefheart (al secolo Don Van Vliet), che con le sue interpretazioni anticonvenzionali diede un duro colpo a quelle che allora erano considerate le "regole" della musica, Frank Zappa, sperimentatore per antonomasia, il quale mischiò tutti i generi fino allora inventati (e forse andò anche oltre), e Tim Buckley, dotato di abilità canore fuori del comune. I tre "freak", così come vennero soprannominati per il loro modo di fare, benchè meno celebri di altri loro colleghi (vedi sopra), scrissero alla pari di questi pagine importanti della storia del rock e lasciarono questo mondo senz'altro troppo presto: Beefheart negli anni Ottanta per dedicarsi alla pittura, Zappa nel 1993 colpito dal cancro, Buckley negli anni Settanta a seguito di un'overdose.

Grazie al contributo di questi grandi protagonisti, il rock raggiunse fama mondiale, e fu dall'altra parte dell'Atlantico, precisamente in Gran Bretagna, che le influenze della musica made in USA si fecero maggiormente sentire. Fu proprio qui che nacquero formazioni storiche quali Animals, Kinks, Small Faces, Yardbirds, The Who, ma soprattutto Rolling Stones, che seppero mettere insieme brillantemente blues e "garage" rock, e Beatles, più sperimentali e melodici, destinati a diventare il gruppo più famoso di sempre, tanto da dare il nome ad un fenomeno generazionale, la Beatlemania (storica la loro prima apparizione negli States, all' "Ed sullivan Show").

Sul finire del decennio, il rock era arrivato ad un livello altissimo di apprezzamento (forse mai più raggiunto) sia nelle classifiche dei dischi più venduti che nei cuori di tanta gente, ergendosi a portavoce della cultura del tempo e dei movimenti giovanili di protesta contro la guerra in Vietnam e di ribellione al "sistema".
Fu il concerto di Woodstock, nel 1969, a consacrare un'intera epoca: qui si riunirono, per tre giorni di fila, tutti i più grandi, dinanzi a mezzo milione di giovani in delirio.





Gli anni '70

Il nuovo decennio presentò una discontinuità piuttosto netta rispetto a quello precedente e questo fu dovuto con ogni probabilità ad una serie di morti illustri: per citarne solo alcune, Jim Morrison, il leader-poeta dei Doors, Brian Jones, chitarrista e fondatore dei Rolling Stones, Jimi Hendrix, il mago della elettrica.
Il cammino del rock prese varie strade iniziando a differenziarsi: i maggiori generi che nacquero in quegli anni furono l'"hard rock", il "progressive", lo "psichedelico", il "glam", il "punk".

Iniziamo con lo psichedelico, che fu in effetti il primo a presentarsi in quanto se ne trovavano chiare tracce già in tre album dei Beatles, "Revolver", "Rubber Soul", e "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band". Era legato al movimento "hippie" e alla Beat Generation, i cui esponenti si erano stanziati sulla West Coast americana; si inserirono a pieno titolo all'interno di questo genere le ricerche di Timothy Leary sugli effetti positivi che l'assunzione di droghe quali l'LSD avrebbe nei confronti dell'ispirazione artistica.

Passiamo ora all' hard rock, quello che per alcuni è l'unica forma di rock degna di questo appellativo; in effetti si trattò probabilmente dell'essenza più profonda e genuina dell'intero genere, e dalla sua evoluzione avrebbe avuto origine il metal, che con la sua miriade di sottogeneri attira ancora oggi milioni di fans in tutto il mondo.
L'hard rock nasceva come versione incattivita del rock'n'roll anni Sessanta, ne era la naturale prosecuzione in fatto di temi trattati aggiungendo un uso più massiccio delle chitarre elettriche (con riff più spinte e graffianti), una batteria più potente, una voce esasperata e l'inserimento sempre più frequente di strumenti come la tastiera e l'organo elettrico. Derivando quanto di buono lasciato da artisti quali Rolling Stones, Kinks, The Who, ma anche Cream, King Crimson e lo stesso Jimi Hendrix, nei Seventies iniziarono a calcare le scene mondiali una serie di formazioni di grande successo: AC/DC, Led Zeppelin, Deep Purple, Black Sabbath, Slade, Uriah Heep, Thin Lizzy, Blue Oyster Cult, solo per citare le più celebri, il cui mito non è ancora svanito a distanza di oltre trent'anni.

Un'altra direzione molto importante intrapresa dal rock fu rappresentata dal progressive, che segnò un'era di contaminazione musicale mai vista prima: al rock si mischiarono blues, country, jazz, folk e persino classica. Le melodie divennero più complesse e raffinate e si iniziarono a inserire strumenti quali il flauto, il clarinetto, il sassofono, il contrabbasso, che non erano propriamente "rock"; i gruppi progessive erano più "intellettuali" rispetto a quelli hard rock ed erano fatti di musicisti che spesso provenivano da una formazione classica.
I rappresentanti più illustri di questo genere furono, tra gli altri, Pink Floyd, Soft Machine, Yes, Van der Graaf Generator, Genesis, i quali introdussero scenografie complesse e visionarie (dopo l'uscita del leader-cantante Peter Gabriel il suo posto venne preso da Phil Collins), e Jethro Tull, guidati dal carisma del cantante-flautista Ian Anderson. Meritano infine una citazione i tedeschi Tangerine Dream, massimi portavoci della cosiddetta "Kosmische Musik", una sorta di progressive di stampo teutonico.

Contemporaneamente a questi filoni si sviluppò anche il glam rock, caratterizzato più che altro dalle scenografie imponenti degli spettacoli e dal look appariscente (pure troppo) dei suoi rappresentanti, il quale forse non raggiunse la fama degli altri ma vide tra gli interpreti musicisti della grandezza di David Bowie, il "Duca Bianco", e formazioni quali i Roxy Music del cantante Bryan Ferry, che incarna alla lettera lo spirito del dandysmo, e del tastierista, tra i migliori di sempre, Brian Eno; senza poi tralasciare artisti del calibro di Aerosmith, Alice Cooper, Kiss, New York Dolls, Slade, Sweet, T. Rex, il Lou Reed dopo l'uscita dai Velvet Underground (prodotto dallo stesso Bowie), e i Queen degli esordi, band che raggiunse il successo a livello mondiale grazie alla straordinaria voce di Freddie Mercury ma che ben presto si allontanò da questo genere per avvicinarsi ad un rock-pop più commerciale.

A partire dal 1977, inoltre, vide la luce una delle correnti ancora oggi più influenti soprattutto sui giovanissimi, il punk, il quale però si distaccò quasi subito dagli altri generi venendo ad assumere una propria fisionomia ben distinta; i maggiori esponenti di questa musica (e stile di vita) furono: Clash, Sex Pistols, Damned, Ramones, Iggy Pop degli Stooges, che arrivava tuttavia da un periodo glam e, più tardi, i Bad Religion. L'importanza storica del punk va probabilmente ricercata nel fatto che riportò il rock, fiaccato da anni di progressive all'insegna della ricerca della perfezione (di melodie sempre più sofisticate e dunque inevitabilmente troppo artificiose), alla crudezza e spontaneità delle origini, reintroducendo il vecchio schema voce-chitarra-basso-batteria.

Per finire è degno di menzione il genere cosiddetto West Coast, dal nome della regione in cui si sviluppò (la costa occidentale degli States). Esso tentava di fondere rock e country ed era legato al movimento "hippie", alle proteste studentesche nelle università californiane e alle marce della pace. I suoi esponenti di picco furono gruppi come Grateful Dead, Jefferson Airplane, Byrds, Buffalo Springfield, e musicisti dello spessore di David Crosby, Graham Nash, Stephen Stills e soprattutto Neil Young, l'unico che sopravvisse (musicalmente intendo) agli anni Settanta.

Sempre nei Seventies, forse il decennio magico del rock, va inserito "Tubular Bells", un disco di Mike Oldfield (prima produzione della neonata "Virgin Records") che può essere definito una sorta di "sinfonia rock" e divenne la colonna sonora del film "L'Esorcista".





Gli anni '80

All'inizio del paragrafo precedente abbiamo parlato di discontinuità tra anni Sessanta e Settanta.
Nel caso degli anni Ottanta, il distacco rispetto al decennio precedente fu probabilmente ancora più netto. Il rock infatti sembrò sempre più orientarsi verso il pop, che non era più quello sperimentale e prolifico (visti gli importanti sviluppi che ne derivarono) dei Beatles, bensì quello di MTV e delle Major, le quali si preoccupavano di lanciare, mediante astute mosse di marketing, nuovi fenomeni commerciali prima ancora che musicali. A partire dagli Ottanta l'immagine diventò più importante della musica e si iniziò a fare tutto in funzione di essa ("apparire" prima di tutto).
A tal proposito va ricordata l'affermazione di Sting: "Il rock e' morto." Questa frase era emblematica di quanto su scritto, tuttavia il già cantante dei Police si sbagliava.

Infatti, proprio all'inizio del decennio, dalle ceneri di un hard rock ormai spento e ridimensionato in un genere per pochi irriducibili, prendeva forma un nuovo movimento musicale, il metal, destinato a salire in poco tempo ai vertici delle classifiche mondiali e che si rivelò ben più duraturo (a tuttoggi è vivo e vegeto).
Il genere cardine di questo nuovo filone fu l'heavy metal. Fu il primo a delinearsi mediante la cosiddetta N.W.O.B.H.M. (New Wave of British Heavy Metal), alla quale appartennero band del calibro di Iron Maiden, Diamond Head, Def Leppard e Saxon. Nasceva come evoluzione dell' hard rock anni Settanta, rispetto al quale era ancora più potente e al tempo stesso più curato (probabilmente i musicisti metal sono tecnicamente i migliori in assoluto).
In effetti i rapporti tra i due generi erano molteplici, e soprattutto nei primi anni i confini tra hard e heavy erano estremamente labili. I precursori dell'heavy metal furono i Queen con la loro "Stone Cold Crazy", ma soprattutto due formazioni veramente formidabili quali i Judas Priest, che a metà anni Settanta costituirono il ponte di passaggio tra i due filoni, e i Motorhead, portavoci di un rock'n'metal rozzo e dal forto impatto.
Dopo la N.W.O.B.H.M., che ebbe il merito di aprire la strada del "metallo" verso la fama internazionale, ci fu un proliferare di sottogeneri di cui i più significativi furono: lo speed metal, il power metal, il black metal, il death metal, il trash metal e il glam metal, chiaro derivato del glam rock, di cui ereditò il look vistoso. Questi ultimi due devono il loro successo rispettivamente ai Metallica, la band che ha venduto più di tutti nella storia del metal, e alle melodie orecchiabili e accattivanti (quindi più adatte al grande pubblico) di gruppi come Motley Crue, Bon Jovi, Europe, Cinderella.

Oltre al metal, da molti considerato un genere estremo (se si pensa agli esponenti del death metal e del black metal ciò pare innegabile), negli anni Ottanta il panorama rock propose anche dell'altro.
Negli States questo fu il decennio dell'esplosione del fenomeno Bruce Springsteen il quale, facendo del rock diretto e dalle chiare influenze country, raggiunse un successo planetario grazie all'album "Born in the Usa" del 1984. Dall'altra parte dell'Oceano, invece, le formazioni più rilevanti furono gli scozzesi Simple Minds, gli inglesi Dire Straits, caratterizzati dalle liriche pop e dalle doti del chitarrista solista Mark Knopfler, gli irlandesi U2, guidati dalla voce di Bono Vox e dalla chitarra di The Edge, divenuto celebre per l'uso sapiente dell'elettronica al servizio di effetti accattivanti come "delay" e "sustain" infiniti. Il successo degli U2 non è più scemato da allora, anche grazie all'impegno sociale del gruppo, che ha visto Bono e compagni suonare ad esempio in favore della cancellazione del debito dei Paesi poveri.

A partire da metà anni Ottanta, per finire, nacque quello che può a ragione essere considerato l'ultimo genere veramente originale della storia del rock, il grunge, frutto della commistione di punk e metal, il quale raggiunse il successo commerciale qualche anno dopo attraverso l'azione dei Nirvana.








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